Tempo di lettura stimato: 5 minuti
In questa lettura troverai:
- Perché tendiamo a correggere i bambini.
- L’errore come occasione di apprendimento.
- Il ruolo dell’adulto: osservare prima di intervenire.
- Lasciare spazio all’autonomia fin da piccoli.
Lasciatemi sbagliare
“Ma no, questo non va qua, è troppo grande!”
“Prova con questo piccolo, lo vedi come entra meglio?”
“No, questo è sbagliato… ecco, brava! Così è giusto!”
Ti sei mai trovato a pronunciare frasi simili con un bambino o una bambina? Se sì, vale la pena fermarsi un attimo a riflettere.
1. Perché tendiamo a correggere i bambini
Quando un adulto interviene per indirizzare il gioco o il compito di un bambino, lo fa spesso da una posizione di amore, cura e protezione. È naturale voler facilitare il percorso, ridurre la fatica, evitare la frustrazione.
Ma questa postura educativa, se ripetuta, rischia di limitare la possibilità del bambino di scoprire da solo, di sperimentare e di sbagliare.
2. L’errore come occasione di apprendimento
Dal punto di vista pedagogico, l’errore non è un ostacolo da eliminare, ma un passaggio fondamentale per consolidare gli apprendimenti.
È nel momento in cui il bambino prova, sbaglia, riprova e finalmente riesce che sperimenta la soddisfazione autentica di avercela fatta. Questa esperienza lo aiuta a crescere più autonomo, resiliente e fiducioso nelle proprie capacità.
3. Il ruolo dell’adulto: osservare prima di intervenire
Capire quando intervenire e quando no richiede una capacità di osservazione attenta e non automatica. A volte basta restare presenti, senza dare soluzioni immediate, per permettere al bambino di esercitare la propria intelligenza e creatività.
L’adulto non deve scomparire, ma imparare a sostenere senza sostituirsi.
4. Lasciare spazio all’autonomia fin da piccoli
L’opportunità di sbagliare e riprovare dovrebbe iniziare presto, anche nelle piccole attività quotidiane: allacciarsi le scarpe, costruire un puzzle, versarsi da bere. Non importa se il percorso è tortuoso: ciò che conta è il processo, non la perfezione del risultato.
Fare, sbagliare, riprovare (e sbagliare ancora) è la strada naturale attraverso cui si costruiscono competenza e fiducia.
Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio la torre di Pisa.
Gianni Rodari
Spunti Bibliografici
Carlo Rinaldi (a cura di), In dialogo con Reggio Emilia. Ascolto, documentazione, ricerca, Reggio Children, 2004.
Donald W. Winnicott, Gioco e realtà, Armando, 1971.
Jean Piaget, La psicologia dell’intelligenza, Giunti, 1967.
Jerome Bruner, Il significato dell’educazione, Armando, 1973.
Lev S. Vygotskij, Pensiero e linguaggio, Laterza, 1990.
Maria Montessori, La scoperta del bambino, Garzanti, 1950.


Rispondi