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Le foglie che cadono, che cambiano colore, il mio capello bianco, i tuoi che sono cresciuti.
Una farfalla che vola via velocemente, un’altra immobile (morta?), a terra.
Avvicinare l’infanzia al concetto di divenire, di movimento, dei cicli e delle stagioni.
Fermarsi ad osservare l’essenza della singolarità, del dettaglio, nel mezzo del tutto che scorre e se ne va.
Vivere in città rende ancora più difficile percepire i cambiamenti che avvengono nella natura. La crisi climatica sta alterando profondamente il ritmo delle stagioni, facendo venir meno quella ciclicità che un tempo raccontava il susseguirsi della vita attraverso fasi riconoscibili.
Anche l’infanzia, sempre più privata del tempo libero e del gioco spontaneo all’aperto, ha perso occasioni preziose di osservazione del mondo naturale e animale. Un tempo, semplici esperienze come notare un nido caduto o incrociare una lucertola lungo un sentiero rappresentavano le prime, rudimentali forme di comprensione del ciclo della vita, del decadimento e della morte.
Per questo motivo, riuscire — anche solo occasionalmente — a rallentare, fermarsi e osservare, diventa oggi un gesto tanto semplice quanto educativo. Non è sempre facile: richiede consapevolezza, organizzazione e una scelta intenzionale. Ma proprio per questo, si tratta di un dono prezioso, soprattutto per le nuove generazioni.
C’è qualcosa di intangibile e inviolato nella natura che ci riconsegna alla spiritualità laica fatta del Noi. Siamo tutti interconnessə.
